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Rischio cardiovascolare

L'indice di rischio cardiovascolare è un parametro da preferire al valore di colesterolo totale per stimare il rischio cardiovascolare

L’ipercolesterolemia (valore di colesterolo nel sangue superiore alla norma) in quanto tale non è di per se’ sufficiente per valutare il rischio cardiovascolare, occorre invece distinguere fra colesterolo cattivo (legato alle lipoproteine LDL, che possono provocare una proliferazione cellulare capace di restringere il lume delle arterie) e colesterolo buono (legato alle HDL).

La vecchia interpretazione considerava ottimali i valori di colesterolo totale inferiore a 240 mg/dl ( 200 mg/dl o addirittura 160 mg/dl in presenza di fattori di rischio cardiovascolare o di coronaropatia in atto)
oppure
colesterolo LDL inferiore a 160 mg/dl (rispettivamente 130 mg/dl e 100 mg/dl in presenza di fattori di rischio cardiovascolare o di coronaropatia in atto).

Oggi invece si considera non più solo il valore di colesterolo totale ma l'indice di rischio cardiovascolare, cioè il rapporto fra colesterolo totale e colesterolo buono HDL; tale indice, in un soggetto sano, deve essere inferiore a 5 per l'uomo e a 4,5 per la donna.

Un soggetto con colesterolo totale pari a 250 mg/dl e colesterolo buono (HDL) pari a 85 mg/dl ha un indice di rischio pari a 2,94 ed è in una condizione decisamente migliore di chi ha il colesterolo totale pari a 200 mg/dl e quello buono (HDL) a 40 mg/dl, con indice di rischio corrispondente a 5.

L'importante è capire che:
Il valore del colesterolo totale di per sé non è sufficiente per il calcolo del rischio cardiovascolare totale, ma vanno valutate le singole frazioni lipidiche (LDL, HDL, etc.) e soprattutto va considerato l'indice di rischio cardiovascolare.

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